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mercoledì 1 ottobre 2008

Dollari in tasca....Obama come Clinton

“It’s the economy, stupid” - il famoso richiamo che Bill Clinton ha fatto mettere in mostra in tutti i suoi uffici elettorali e durante tutte le riunioni della campagna elettorale gli ha portato fortuna nella contesa alla casa bianca. Questa frase è diventata oramai un mito consolidato tra gli studiosi e appassionati delle elezioni presidenziali americane. Mettere al centro di una campagna elettorale la preoccupazione economica degli americani ha portato Bill Clinton negli anni scorsi alla presidenza contro tutte le previsioni di aalisti e commentatori.La crisi finanziaria americana (per non parlare delle sue effetti mondiali) inqueste ore ha oramai messo in secondo piano "l'effetto Palin" della convention repubblicana. Agli occhi dell'elettorato stelle e strisce il repubblicano McCain ha cercato di assumersi la leadership sul tema della crisi ritirandosi dalla contesa elettorale momentaneamente per occuparsi di una soluzione legislativa tanto attesa dagli statunitensi e chiedendo ad Obama di fare lo stesso. Obama ha rifiutato dicendo che un presidente deve sapere occuparsi di più cose contemporaneamente. Più che la loro performance durante il primo dibattito pare essere proprio questa la differenza di stile che guida i due contendenti alla Casa Bianca a colpire l’elettorato. Nel sondaggio di USA Today/Gallup condotto tra il 26 è il 27, Obama distanzia tutti gli altri soggetti politici per quanto riguarda la propria risposta alla crisi di Wall Street, con un livello di approvazione allo 46% che distanzia McCain di 9 punti e Bush di 18. L’insoddisfazione del popolo americano con la soluzione di Bush é forte e diffusa. Gran parte dei deputati “ribelli” - sia democratici che repubblicani - non hanno basato la loro decisione sulle ideologia. Hanno votato per dare un segnale a quegli elettori indignati della ingente somma allocata (tra i 250 e i 700 miliardi di dollari) quando hanno visto ben poco per risolvere i propri problemi, quelli di “main street” che ritengono ormai come sia arrivata la recessione perché la sentono sulla propria pelle. In un certo senso è un ritorno al politics as usual (la politica di sempre) in quanto, con poche eccezioni, le elezioni di oltre oceano si decideranno su come stanno economicamente gli elettori.Più sarà diffusa la sensazioe di benessere e il senso che l’economia stia migliorando, più sarà probabile che il partito di Bush e McCain manterrà la Casa Bianca. Diversamente chi è più capace di convincere gli americani che possa migliorare il loro conto in banca e, grezzamente, la quantità di banconote nel proprio portafoglio (“wallet”, appunto, in inglese).Se Obama vuole vincere dovrà quindi riportare il dibattito pubblico e mediatico sull’economia e l'economia quotidiana delle famiglie americane che potrebbero votarlo, e John McCain lo sa.

(pubblicato prima qui: http://www.insidernews.it/leggi.asp?id_notize=116)

lunedì 23 giugno 2008

Consumption VS Conservation

Elezioni Usa: l'ambientalismo e la sfida del caro-energia

Nonostante il primato di principale consumatore di energia e di risorse – sia in termini pro-capite che assolute – gli Stati Uniti hanno recentemente dato vita ad alcuni dei primi e più diffusi movimenti ambientalisti. Questa apparente contraddizione è arrivata in primo piano nelle elezioni presidenziali americane grazie a due avvenimenti di questa settimana: la tensione tra preservare l’ambiente e il costo dell’energia. Da un lato, il premio nobel e ex vicepresidente Al Gore ha annunciato il suo sostegno ufficiale per il candidato democratico ha affermato martedì che Obama è “un candidato che, rispondendo a coloro che dubitano sulle nostre capacità di risolvere la crisi climatica e creare un futuro luminoso, ha ispirato milioni di persone a dire “Si, si può fare”. Dall’altro lato, il candidato repubblicano John McCain ha annunciato lunedì (con il ventilato sostegno del Presidente) che un punto chiave nel suo programma energetico è il ritiro del blocco sullo sfruttamento di riserve di gas e petrolio dai bacini lungo le coste.

Il Congresso ha imposto un moratoria in tutte le acque costieri (tranne il Golfo di Messico e alcuni parti dell’Alaska) già nel 1981, e il primo Presidente Bush ha imposto un altro blocco con un decreto esecutivo nel 1990 a seguito esteso da tutti i suoi successori (scadrà nel 2012).

McCain ritiene necessario l’apertura a nuove esplorazione e sfruttamento lungo le coste sia per favorire la riduzione del prezzo del petrolio, sia per le risorse che arriveranno allo stato dalle nuove licenze concesse. Obama, invece, vuole mantenere la moratoria, e afferma che comunque, anche se si facesse non potrebbe avere un impatto sul prezzo del petrolio in meno di 5 anni.

Comunque, al di là delle implicazioni reali dei due annunci sull’economia americana, è opportuno chiedersi che tipo di impatto avranno le questioni ambientali e economiche nelle elezioni del 3 novembre è opportuno chiedersi che influenza avranno le questioni ambientali sul comportamento dell’elettorato e se tali questioni entreranno in conflitto con il desiderio di prezzi più basse alla pompa. In altre parole, che cosa è più importante all’elettore americano: i SUV o la sicurezza ambientale delle coste per la flora e la fauna che ci abita, foche incluse.

Una cosa è sicuro: il carobenzina sta già modificando pesantemente il comportamento degli americani – che snobbano sempre di più le vetture ad alto consumo, mettendo in crisi le case automobilistici stelle e strisce. In altre parole, l’alto prezzo del carburante sta già cambiando il rapporto degli americani con la macchina. L’ironia è che insostenibilità dei costi potrebbe modificare in modo duratura il comportamento del consumatori americani con un impatto positivo sull’ambiente che difficilmente sarebbero stati possibili attraverso la regolamentazione governativa.

apparso originalmente su Insidernews.it (http://www.insidernews.it/leggi.asp?id_notize=108)

SUV o orsi polari?

Due avvenimenti recenti della campagna elettorale americana risollevano una questione di base della politica americana (se non mondiale) - la tensione tra preservare l'ambiente e il costo dell'energia. Da un lato, il premio nobel ed ex vicepresidente Al Gore ha annunciato il suo sostegno ufficiale per il candidato democratico affermando che Obama è "un candidato che, rispondendo a coloro che dubitano sulle nostre capacità di risolvere la crisi climatica e creare un futuro luminoso, ha ispirato milioni di persone a dire "Si, si può fare".

Quasi contemporaneamente il candidato repubblicano John McCain ha annunciato (con il ventilato sostegno del Presidente) che un punto chiave nel suo programma energetico è il ritiro del blocco sullo sfruttamento di riserve di gas e petrolio dai bacini lungo le coste (vietati quasi ovunque nel paese dal 1990).

Al di la dei meriti concreti dei due annunci è opportuno chiedersi che tipo di impatto avranno le questioni ambientali ed economiche nelle elezioni del 3 novembre e chiedersi se tali questioni entreranno in conflitto con il desiderio di avere prezzi più bassi alla pompa di benzina.

In altre parole, che cosa è più importante per l'elettore: il Suv o la sicurezza ambientale della flora e della fauna che popola le coste, foche e orsi polari inclusi.



(orginally published here: http://www.agenziaelettorale.it/electionrace/suv.html)